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LUCIA BALDINI
Tangomalìa
Mostra fotografica
“El espacio y el tiempo... son instrumentos màgicos del
alma...”
(Lo spazio e il
tempo sono strumenti magici dell’anima...)
J.L. Borges.

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E’ curioso in fondo rendere una musica attraverso le
immagini. Così il Tango è uno sguardo, “una stanza dove
niente accade” l’espressione di un musicista, una sedia
in una stanza spoglia, l’incrocio – secondo una precisa
coreografia- di due corpi che sembrano fondersi, l’uno
apparentemente contrapposto all’altro. Passi trascinati
lentamente come il respiro del
bandoneon, segnano il tempo, veloce e convulso,
girevole e “ganci” ricamati sull’ordito dell’armonia.
Sguardi fissi, corrucciati, drammatici, occhi negli
occhi, come richiede la coreografia di certe figure o
abbassati e persi nel vuoto, lontano, in un pensiero.
Danza vorticosa, potente e suadente, non solo erotismo
ma anche sfida. Si dice che fosse la lotta mimata di due
marinai nell’angiporto di Buenos Aires. Più aggrappati
che allacciati quando si balla un tango, non c’è
abbandono, c’è un intersecarsi di domande e risposte: un
passo chiama, un altro insegue, uno blocca, uno
scavalca, uno provoca, uno sfugge.
Tanti tanghi
insomma quanti pensieri che li vivono, li
ascoltano, li ballano. (“World music”)
“Le foto ingannano, sfasano la nostra prospettiva.
Immaginiamo contengano qualcosa di fisso, immortalato
per sempre in un attimo che resta sospeso per
l’eternità. Poi le osserviamo, e nel vederle escono
fuori, muovendosi verso di noi
Ed è così che
attraverso gli occhi e l’obbiettivo di Lucia Baldini,
fotografa attenta e appassionata all’oggetto e della sua
indagine
prende forma la sensazione visiva del tango”. ( Edoardo
Tommaselli – “Come”)
Nelle immagini
della Baldini si trova l’assenza, la sottrazione, il
pudore quando non addirittura la vergogna trasfigurata.
Il suo è un tango privo di chincaglieria… riflessioni
sul tempo e mille altre, nessuna delle quali si vede.
( Marco Castellani – postfazione al libro “Giorni di
Tango”)
In questi “Giorni di tango” evocativi e densi, teneri a
volte, altre come sospesi in una tristezza profonda.
Nelle fotografie di Lucia Baldini c’è tutta la
corporalità del tango, il suo movimento nella danza e la
profondità dello suo sguardo, dei suoi sguardi. Immagini
che riescono ad esprimere meglio delle parole il
racconto, il ricordo, il mistero e la magia del tango,
anche quando ”non c’è tango” , come “in una stanza dove
niente accade”, o negli ambienti e sguardi colti nel
ghetto di Budapest. (Antonio Attorre – La Repubblica) |